APPROCCIO OSTEOPATICO ALLA TECNICA DI DEJARNETTE

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La tecnica dei blocchi è una tecnica chiropratica americana ideata e messa a punto oltre 50 anni fa dall'osteopata e chiropratico americano M. B. Dejarnette (Nebraska-1899-1922) allievo di DD.PALMER e WG. SUTHERLAND, profondo conoscitore delle tecniche strutturali e del sistema cranio-sacrale e fondatore della SOT:
Tecnica Sacro–Occipitale elaborata dopo anni di ricerca clinica ,base dei suoi scritti e seminari documentati in più di un centinaio di pubblicazioni che lo qualificano come uno dei pionieri della professione chiropratica.

Nei suoi manuali DeJarnette descrive dei protocolli di trattamento e divide le possibilità di adattamento strutturale/vertebrale in 3 categorie, ciascuna delle quali prevede un posizionamento dei blocchi ben preciso.

Questo sistema di lettura delle 3 categorie aiuta molto ad inquadrare la specifica organizzazione disfunzionale del paziente, motivo per il quale questa tecnica - pur essendo prettamente chiropratica - ha destato il mio interesse.

DeJarnette mette a punto una metodologia diagnostica in grado di farci capire in base alla categoria di appartenenza, quali sono le disfunzioni principali da dover correggere per ottenere il ripristino dell'equilibrio del paziente e per aiutare il terapeuta nella ricerca della "disfunzione primaria" "che definirei come "ricerca della soluzione giusta per ciascun caso clinico "..

Il metodo rispetta i principi chiave dell'osteopatia e studia con particolare attenzione la relazione esistente tra la catena meccanica pelvica e quella cervico-craniale e le modificazioni funzionali che avvengono su questo asse.

La tecnica dei blocchi

La tecnica dei Blocchi nasce dopo lunghi anni di esperienza su pazienti affetti da lombosciatalgia, finalizzata alla regolazione cranio-sacrale e alla normalizzazione delle disfunzioni pelviche.

Il metodo statunitense (SOT) parte dalla constatazione di una precisa correlazione causa –effetto tra il trattamento del lato della gamba corta o della catena muscolare ipotonica e la correzione di una sublussazione occipitale, cosi definita da DeJarnette. In sostanza riequilibrando la lunghezza degli arti inferiori e quindi la dinamica del bacino, si ottiene sempre una modificazione funzionale a livello cervico –craniale e viceversa.

La suddivisione delle tre categorie si basa sui tre possibili adattamenti dell'articolazione sacro-iliaca:

CAT 1- relazionata al sistema cranio –sacrale con implicazione duramerica;

CAT 2-relazionata all'articolazione ileo sacrale (colonna lombare);

CAT 3-relazionata all'articolazione sacro-iliaca.

A seconda della categoria di appartenenza del paziente esiste un posizionamento specifico dei blocchi da seguire rigorosamente. Questo sistema delle tre categorie afferma che tutte le strutture umane hanno una specifica organizzazione disfunzionale; "niente è più importante nell'arte curativa, quanto il conoscere i principi che portano il corpo a reagire in un certo modo" (DEJARNETTE). Questa la sostanza delle categorie da cui è partito poi il mio personale approfondimento della tecnica.La tecnica SOT tramite questa lettura fornisce un valido strumento di diagnosi delle disfunzioni vertebrali e pelviche, il trattamento viene eseguito attraverso i blocchi, strumenti di lavoro inventati genialmente da DeJarnette.

I blocchi, a forma di RULLI, poi diventati CUNEI, hanno col tempo assunto una misura specifica e una consistenza che può variare a seconda della costituzione del paziente; posizionati correttamente in posizione prona o supina, permettono di risolvere le sublussazioni:

1) occipito –sacrali / 2) ileo sacrali / 3)sacro-iliache .

Al posizionamento dei blocchi, segue poi il trattamento con specifiche tecniche di correzione e varie possibilità di approccio terapeutico.

L'utilizzo dei blocchi nasce come esigenza nel trattamento manipolativo chiropratico dei casi algici, pazienti anziani, donne incinte, pazienti obesi, per i quali il thrust è logicamente controindicato.

I blocchi agiscono sulle distorsioni strutturali e durameriche in modo dolce e non traumatico perchè le forze specifiche di correzione diventano: la GRAVITA' e il potere di auto-adattamento e auto-normalizzazione insito nel corpo umano.

La tecnica SOT comprende varie metodologie di lavoro anche sul sistema disfunzionale viscerale e si basa sul sistema neurologico dell'arco riflesso che l'inventore chiama BLODLESS SURGERY o CMRT (chiropractic-manipulative-reflex-technique) e sulla ricerca dei punti sulle linee nucali occipitali e ovviamente comprende tantissime possibilità di approccio e correzione, in base alle categorie, delle disfunzioni cranio-sacrali, apprese da Sutherland. Le tecniche craniali SOT lavorano sulla liberazione duramerica, le suture craniali, l'ATM e le relazioni periferiche.

Si avvale di svariate tecniche sui tessuti molli come psoas, piriforme, quadrato dei lombi, fascia ileo femorale, legamenti (inguinali/ischio femorali), tendini e muscoli all'interno del protocollo di ogni specifica categoria, nonché tecniche di riduzione prettamente chiropratiche.

DEJARNETTE parla di linguaggio del corpo : "il corpo umano vi può raccontare la sua storia se vi fermate ad ascoltarlo per alcuni minuti"...in quest'ascolto mi sono fermata .

Rivisitazione del metodo Dejarnette ad opera di Velia Tortora D.O.

Credo fermamente che il linguaggio del corpo ( the language of the mind ) mostra esattamente attraverso l'osservazione e i test d'entrata, quali correzioni effettuare e da dove partire per ristabilire la salute del paziente, da dove nasce il suo problema contestuale e anche quando e come è avvenuta la correzione.

Mi sono resa conto con la mia pratica quotidiana che questo è un linguaggio universale, basta saperlo comprendere e parlare in modo chiaro e sistematico con se stessi e col paziente. Da qui è partita la mia ricerca che con grande entusiasmo e dedizione porto avanti da anni e che oggi ho il piacere di condividere con i miei corsi di formazione.

Ho sviluppato in tanti anni di pratica sui pazienti un metodo personale di approccio osteopatico, di "lettura" immediata del paziente e delle sue esigenze senza tralasciare nulla della sua storia e del suo percorso disfunzionale. Ho così raccolto una casistica che dopo 20 anni di pratica e di esplorazione del metodo mi permette oggi di parlarne a scopo divulgativo ed esperienziale.

La ricerca di un metodo che esplori la sofferenza altrui a 360 gradi e che suggerisca una soluzione istantanea, efficace e misurabile attraverso:

test iniziali specifici–trattamento delle tre categorie – verifica immediata - risposta e controllo a distanza di ogni singolo caso.

Rivisitazione di casi clinici particolari (anziani / gravidanza / interventi chirurgici / neonati / malattie degenerative ecc.)

HO VOLUTO CREARE UN PONTE, DOPO ANNI DI SPERIMENTAZIONE CLINICA DI QUESTA TECNICA, tra l'approccio chiropratico da cui nasce e l'osteopatia, a me cara, facendo attenzione a rispettare i principi cardine dell'una e dell'altra disciplina, sfruttandone al tempo stesso l'enorme potere terapeutico.

Avendo assimilato in pieno la sua valenza ed efficacia, questa tecnica è diventata parte integrante del mio credo osteopatico, innalzando la visione diagnostica e la possibilità di approccio al paziente in modo esponenziale.

E' diventata dunque una RIVISITAZIONE DEL METODO DI DEJARNETTE, perché come osteopata e nel rispetto pieno della mia professione, non potevo che trovarne dei limiti che ho cercato di superare per poterla utilizzare.

Questo metodo di approccio osteopatico, pur utilizzando il posizionamento dei Blocchi di DeJarnette, essenzialmente strutturalista, se ne discosta, visita il paziente nella sua globalità e imposta le tre categorie seguendo un percorso teorico/pratico differente, perché è semplicemente differente l'approccio osteopatico con il suo corredo di tecniche e di impostazione filosofica.

Blocchi Dejarnette e metodo di Velia Tortora: principali differenze

La differenza sostanziale risiede nella lettura iniziale delle tre categorie e nella ricerca della disfunzione unitaria che non riguarda solo la STRUTTURA, ma tutti i sistemi.

IL metodo che ho rielaborato usa il principio di "autoregolazione del corpo" così caro all'osteopatia, ottiene risposte immediatamente verificabili che riguardano la correzione dell'asse centrale in primis e da lì partendo ottiene un riequilibrio della periferia e di tutti i sistemi fasciali contemporaneamente coinvolti.

Dunque, oltre alla dura madre, regina della SOT, la normalizzazione riguarda tutte le disfunzioni osteopatiche adattative normalmente coinvolte del rachide, del bacino, del cranio, della periferia, del sistema viscero-vascolare, neuro-vegetativo e somato-emozionale, facendo un percorso tridimensionale sul paziente.

Il posizionamento dei blocchi è lo stesso ma è differente il modo di leggere le tre categorie, cosi come è differente il modo di approcciare il paziente, considerato sempre come "unità unica", per il quale non esistono PROTOCOLLI da seguire.

I BLOCCHI, oltre ad essere di grande efficacia per la lettura iniziale del paziente, sono un valido strumento terapeutico, in aggiunta all'attento tocco diagnostico manuale dell'osteopata, in grado di potenziare in termini di durata ed efficacia la qualità e la risposta del trattamento normalmente svolto a mani nude. Come fare un concerto a quattro mani, i blocchi se correttamente usati sono straordinari complici, eccellenti collaboratori, soprattutto quando il paziente lamenta dolore acuto e non può muoversi.

Il giusto posizionamento dei blocchi corregge istantaneamente la disfunzione del quadro pelvico del rachide, riallinea le asimmetrie degli arti inferiori (gamba corta/gamba lunga) come DeJarnette insegna, informa il sistema nervoso, riequilibrando le membrane di tensione reciproca, e aggiungo: regola le funzioni interne, risolve le distonie neuro-vegetative, restituisce corretta ossigenazione ai tessuti, corretta circolazione sanguigna e nervosa, corretta informazione agli organi vitali e soprattutto stimola un istantaneo drenaggio dei liquidi (liquor e tossine) e dell'acqua ristagnante nei circuiti ostruiti, se utilizzata in aggiunta a specifiche tecniche osteopatiche.

IL paziente ne ricava anche un beneficio psico-fisico, si rigenera, respira meglio, si sente più leggero e riprende contatto con il sé in termini di "coscientizzazione" del proprio conflitto emozionale.

Ho notato che questa tecnica è molto potente perché agisce nel profondo, sull'asse centrale, da dove embriologicamente origina la notocorda e il SNC e sul drenaggio del liquor e di tutta l'acqua organica, crea un risveglio della coscienza, una maggiore consapevolezza nell'io della persona (triade corpo/mente/spirito), e diventa un potentissimo strumento per mettere "luce nel centro".

La tecnica dei blocchi non ha controindicazioni e mi permetto di consigliarla a tutti i colleghi osteopati!

Sono efficacissimi strumenti diagnostici esplorativi e curativi, rimettono ordine nel caos, tolgono i nodi fisici ed energetici, risvegliano l'anima, espandono la coscienza, la vitalità, l'energia ed il buon umore; restituiscono energia e vita creando quello che il mio grande Maestro – che ringrazio - definiva "spazio vuoto", ossia il contrario di ciò che è causa della più grave malattia di cui si soffre, cioè il "pieno".

....Va col vuoto tra le mani, poiché questo è tutto

Velia Tortora D.O.

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"la miglior cosa che un osteopata può fare per una persona che soffre è rendere operative le forze che esistono nel corpo"

(lo mejor que cualquier osteópata puede hacer por un paciente es hacer operativas las fuerzas que existen dentro del propio cuerpo)

[ andrew taylor still ]

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